Stop al bollo auto, la rivoluzione fiscale è possibile: il piano per il 2028 e i conti da far quadrare

Stop al bollo auto, la rivoluzione fiscale è possibile: il piano per il 2028 e i conti da far quadrare

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Il rientro dalle vacanze estive porta con sé le consuete spese familiari, ma anche una rinnovata speranza per milioni di guidatori: la possibile cancellazione del bollo auto. Antonio Tajani e Forza Italia hanno infatti rilanciato una riforma fiscale ambiziosa in vista della prossima Legge di Bilancio, puntando a eliminare una delle imposte più detestate dai cittadini.

I dettagli della manovra e le riforme fiscali in cantiere

Il partito sta lavorando a un pacchetto di misure per alleggerire la pressione fiscale, inserendo lo stop al bollo all’interno di una strategia economica molto più ampia. Oltre al comparto automotive, le discussioni di settembre riguarderanno diverse agevolazioni per i contribuenti:

  • Riduzione dell’Irpef al 33% per la fascia di reddito compresa tra i 50.000 e i 60.000 euro.
  • Flat tax incrementale del 5% applicata unicamente sui redditi aggiuntivi rispetto all’anno precedente.
  • Cashback sanitario per rimborsare parzialmente le spese mediche.
  • Defiscalizzazione delle tredicesime mensilità per incrementare il potere d’acquisto sotto le feste.

L’impatto del tributo e il nodo delle coperture regionali

Attualmente, il tributo automobilistico non è legato all’utilizzo reale del mezzo, bensì al suo semplice possesso. Il calcolo dell’importo, che oscilla mediamente tra i 150 e i 300 euro, si basa su una combinazione di fattori complessi: i chilowatt (kW) del veicolo, la classe ambientale di emissione (da Euro 0 a Euro 6) e le specifiche direttive della Regione di residenza. A complicare il quadro si aggiunge il superbollo, l’addizionale che colpisce le vetture con potenza superiore ai 185 kW (245 CV).

Considerata dagli esponenti azzurri, tra cui il presidente del Piemonte Alberto Cirio, come una vera e propria patrimoniale mascherata, l’imposta penalizza chi usa l’auto per recarsi al lavoro, accompagnare i figli a scuola o assistere soggetti fragili. L’obiettivo politico è quello di arrivare a un’abolizione definitiva entro il 2028.

Il buco nero da 7,5 miliardi di euro

Il vero ostacolo alla realizzazione di questo scenario è di natura puramente contabile. Il bollo non finisce nelle casse dello Stato centrale, ma garantisce alle amministrazioni regionali un gettito vitale di circa 7,5 miliardi di euro all’anno.

Sottrarre questi fondi senza un piano solido significherebbe paralizzare i servizi locali. Le Regioni si troverebbero costrette ad affrontare un vuoto finanziario colossale, colmabile solo attraverso massicci trasferimenti statali o l’introduzione di nuove imposte compensative. Il problema è già tangibile in alcuni territori: a causa delle esenzioni previste per i veicoli ecologici, le entrate sono già in forte calo. Il Piemonte, ad esempio, ha registrato una contrazione degli incassi dai circa 800 milioni del 2019 ai 579 milioni attuali.

Un dibattito politico lungo oltre un decennio

Cancellare la tassa sul possesso dei veicoli è un tema ricorrente della politica italiana. Già nel 2008 Silvio Berlusconiaveva tentato di affrontare la tematica, seguito nel 2016 dalle proposte di revisione avanzate da Matteo Renzi. A distanza di anni, la questione rimane irrisolta proprio per la difficoltà di reperire i miliardi necessari a blindare i bilanci periferici.

Allo stato attuale non esiste alcun decreto approvato o provvedimento esecutivo. Le scadenze ordinarie rimangono in vigore e gli automobilisti sono tenuti a regolarizzare regolarmente i pagamenti. Le prossime settimane di contrattazioni parlamentari saranno cruciali per capire se la proposta si trasformerà in una solida voce della Legge di Bilancio o se resterà, ancora una volta, solo un’ipotesi sul tavolo.

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