Terremoto in Porsche: futuro di Boxster e Cayman in bilico, la 718 elettrica non vedrà mai la luce?

Terremoto in Porsche: futuro di Boxster e Cayman in bilico, la 718 elettrica non vedrà mai la luce?

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Sembrava una strada ormai tracciata quella intrapresa da Stoccarda nel 2022. L’annuncio era stato chiaro: la prossima generazione delle iconiche sportive a motore centrale, la 718 Boxster e la 718 Cayman, sarebbe stata completamente elettrica. I prototipi erano già stati avvistati su strada e il lancio pareva imminente. Eppure, lo scenario è cambiato drasticamente. Secondo recenti indiscrezioni, Porsche starebbe valutando una mossa clamorosa: cancellare i modelli elettrici prima ancora del loro debutto ufficiale.

La notizia, riportata da Bloomberg citando fonti vicine all’azienda, evidenzia come il mercato dell’auto stia vivendo scossoni imprevedibili, costringendo i costruttori a rivedere strategie che sembravano scolpite nella pietra.

La prima grande sfida per il nuovo CEO

Questa potenziale inversione di marcia rappresenta il primo vero banco di prova per Michael Leiters, il nuovo amministratore delegato insediatosi da appena un mese. La decisione che si trova a dover prendere è di quelle che pesano: proseguire con un progetto costoso in un mercato EV che rallenta, o fermare tutto per salvare i bilanci?

Leiters si trova a gestire una situazione finanziaria complessa. I report indicano che Porsche sta affrontando seri problemi di budget, aggravati da un crollo delle vendite in Cina, un tempo mercato trainante. Il tentativo di convertire l’intera gamma all’elettrico ha messo sotto forte pressione i conti dell’azienda, e i numeri parlano chiaro: nei primi tre quarti del 2025, i profitti sono precipitati a soli 40 milioni di euro, contro i 4,035 miliardi dello stesso periodo nel 2024.

Le difficoltà tecniche del ritorno al termico

La situazione è complicata dalla fine della produzione delle attuali versioni a benzina della 718. I modelli uscenti, infatti, non rispettano le nuove normative dell’Unione Europea sulla sicurezza informatica (cybersecurity), rendendo impossibile la loro vendita nel Vecchio Continente senza costosi aggiornamenti.

L’azienda si trova quindi a un bivio tecnico:

  • L’opzione Ibrida Plug-in: Porsche sta valutando l’inserimento di una motorizzazione ibrida per attirare più clienti, ma questa strada è irta di ostacoli. Adattare il progetto richiederebbe un nuovo telaio, spostando il lancio in avanti di anni.
  • Ingegneria inversa: Si vocifera che siano già iniziati i lavori per adattare nuovi motori a combustione sulla piattaforma elettrica PPE (Premium Platform Electric). Tuttavia, questa architettura era stata concepita esclusivamente per l’elettrico, senza considerare lo spazio necessario per elementi vitali come il serbatoio del carburante.

C’è però un dettaglio che lascia una porta aperta: in passato, Porsche aveva accennato alla possibilità che la piattaforma EV potesse ospitare motori termici per le varianti top di gamma, come la GT4. Questo suggerisce che una scappatoia tecnica potrebbe essere stata prevista fin dall’inizio.

Un cambio di strategia globale

Il caso della 718 non è isolato. Porsche ha già dovuto fare marcia indietro sui piani che prevedevano la transizione totale all’elettrico anche per i SUV Macan e Cayenne. La nuova linea prevede ora di costruire la vecchia Cayenne a benzina accanto al nuovo modello EV fino agli anni ’30.

Per quanto riguarda la Macan termica, la produzione continuerà per i mercati extra-UE fino alla fine di quest’anno, con una nuova generazione prevista probabilmente per il 2028.

Il direttore finanziario Jochen Breckner, commentando i dati autunnali, ha ammesso che il 2025 rappresenterà un punto basso per l’azienda, ma prevede un “miglioramento evidente” per il 2026. I costi di riallineamento strategico verso il motore a scoppio hanno pesato per 2,7 miliardi di euro in spese extra, a cui si aggiungono centinaia di milioni persi a causa dei dazi.

Se Leiters dovesse decidere di staccare la spina al progetto 718 elettrico, sarebbe la conferma definitiva che l’industria automotive sta vivendo una fase di profonda incertezza, dove nemmeno i piani dei marchi più prestigiosi sono al sicuro.

 

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