Volkswagen Golf 2.0 TDI 150CV | Test Drive PRO e CONTRO

Volkswagen Golf 2.0 TDI 150CV | Test Drive PRO e CONTRO

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Potrebbe sembrare una provocazione, o forse la scelta più scontata che un automobilista possa fare nel 2026. Eppure, mettersi al volante di una Volkswagen Golf equipaggiata con il sempiterno 2.0 TDI porta a una conclusione disarmante: siamo di fronte alla definizione stessa di automobile. In un panorama costellato di ibride, elettriche e SUV di ogni forma, la classica hatchback tedesca, forte di decenni di evoluzione, dimostra che la perfezione non risiede nella novità a tutti i costi, ma nell’affinamento costante di una formula vincente.

Abbiamo provato a fondo l’ultima iterazione della Golf, la versione 8.5 (restyling), per capire se il diesel ha ancora senso e se questa vettura merita ancora lo scettro di regina del segmento C.

Il capolavoro sotto il cofano: l’evoluzione del 2.0 TDI

Il cuore pulsante di questa vettura è un monumento all’ingegneria termica: il 2.0 TDI da 150 cavalli. Non stiamo parlando di un motore qualunque, ma del risultato di un’ottimizzazione durata anni. Volkswagen è riuscita nell’impresa di rendere questo propulsore conforme alla severissima normativa Euro 6E bis, un ciclo di omologazione complesso che prevede test più severi e percorrenze maggiori.

Nonostante le strozzature normative, i numeri parlano chiaro:

  • Potenza: 150 CV
  • Coppia: 360 Nm (disponibili fin dai bassi regimi)
  • Velocità massima: 223 km/h

La vera magia, però, risiede nell’efficienza. Durante la nostra prova, abbiamo registrato consumi che fanno impallidire qualsiasi mild-hybrid a benzina. In un utilizzo misto reale, la Golf si è attestata su una media di 5,1 litri per 100 km. Tradotto: fare i 20 km con un litro non è un miraggio, ma la normalità. In autostrada, a velocità di codice, si sfiorano i 25 km/l. Questo significa che con un pieno si possono coprire distanze siderali, superando i 1.000 km di autonomia reale senza l’ansia della ricarica che affligge le plug-in a batteria scarica.

Dinamica di guida: tra comfort e “gokart feeling”

Su strada, la Golf si conferma un riferimento per equilibrio. L’accoppiata tra il motore diesel e il cambio automatico DSG a 7 rapporti è quasi perfetta. Diciamo “quasi” perché, rispetto al vecchio 6 marce, questa unità a volte pecca di presunzione in ambito cittadino, tenendo la marcia un po’ troppo a lungo o risultando meno fluida nel traffico intenso. Tuttavia, la settima marcia di riposo in autostrada è una benedizione per i consumi e la silenziosità.

Nonostante la nostra prova sia stata effettuata con gomme invernali, l’assetto si è rivelato incisivo. Lo sterzo è preciso, copia bene l’asfalto e restituisce un feedback sincero. C’è una linearità di comportamento che rassicura: non è un’auto “morta”, anzi, tra le curve sa divertire, offrendo una stabilità che ricorda le generazioni più sportive, pur mantenendo un comfort di alto livello. Per chi cerca la perfezione, le sospensioni a controllo elettronico (DCC) sono un optional consigliato, ma anche l’assetto standard di questa versione R-Line è assolutamente equilibrato.

Interni: il grande ritorno dei tasti fisici

L’abitacolo della nuova Golf segna un atteso passo indietro, o meglio, una correzione di rotta. Volkswagen ha ascoltato le critiche e ha reintrodotto i tasti fisici sul volante. Addio ai comandi a sfioramento che si attivavano per errore durante le manovre: ora c’è un feedback tattile solido e preciso.

La plancia è dominata dal nuovo sistema di infotainment basato sulla piattaforma MIB4. Sebbene sia un netto passo avanti rispetto alla versione precedente, durante il test abbiamo riscontrato ancora qualche “bug” di gioventù, con occasionali rallentamenti o disconnessioni di Android Auto che hanno richiesto un riavvio forzato. Nulla di drammatico, ma un aspetto ancora migliorabile via software.

Nota dolente per l’abuso di Piano Black (nero lucido) sulla versione R-Line: esteticamente accattivante nei render, ma nella vita reale attira polvere e ditate. Tuttavia, la qualità percepita è tornata ai livelli che ci si aspetta da una Golf: plastiche morbide nella parte centrale, pannelli porta ben rifiniti (anche quelli posteriori, una rarità oggi) e un’ottima insonorizzazione.

Versatilità e spazio a bordo

Nonostante le dimensioni compatte esterne, la Golf sfrutta lo spazio in modo magistrale. Il bagagliaio è profondo e regolare, capace di ospitare quattro trolley da cabina in verticale senza problemi. L’abitabilità posteriore è sorprendente: anche un passeggero alto 1,90 metri trova spazio per le gambe e per la testa, godendo inoltre di bocchette d’areazione dedicate, prese USB-C e tasche portaoggetti. È un’auto pensata per viaggiare in quattro nel massimo comfort.

Prezzi e confronto con la concorrenza

Il listino della Golf 8.5 è lievitato, come tutto il mercato. L’esemplare in prova, una R-Line super accessoriata, tocca i 46.700 euro. Tuttavia, si può accedere alla gamma diesel partendo da cifre più umane: circa 34.000 euro per il 115 CV manuale e 38.750 euro per il 150 CV DSG base.

Ma perché scegliere una Golf rispetto a una Mercedes Classe A o una BMW Serie 1?

  1. Efficienza: Il 2.0 TDI Volkswagen, seppur leggermente più ruvido del diesel Mercedes, vince sui consumi reali.
  2. Spazio: L’architettura della Golf offre un’abitabilità interna superiore rispetto alle concorrenti premium, spesso più sacrificate nel design.
  3. Equilibrio: È il miglior compromesso tra dimensioni, prestazioni e costi di gestione.

Nel confronto interno con i SUV di casa, come la Cupra Formentor o la VW Tiguan, la Golf vince a mani basse sulla fisica: la carrozzeria bassa e aerodinamica le permette di consumare mediamente 5 km/l in meno rispetto a una ruote alte a parità di motore.

Il verdetto

La Volkswagen Golf 2.0 TDI restyling è la risposta perfetta per chi macina chilometri. Se fate più di 20.000 o 30.000 km l’anno, prevalentemente in autostrada o extraurbano, non esiste ibrida o elettrica che tenga: il diesel è ancora il re indiscusso. È un’auto che “funziona”, nel senso più nobile del termine. Non cerca di stupire con effetti speciali inutili, ma offre sostanza, qualità e un’esperienza di guida matura. È, molto semplicemente, l’auto migliore del mondo per la vita reale.

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