Guidare un veicolo con una sigla unica, magari legata al proprio nome o a un numero fortunato, sta per diventare una realtà concreta anche per gli automobilisti e i motociclisti italiani. Sebbene l’idea fosse già stata accarezzata nei primi anni Duemila, è solo con il nuovo Codice della strada, approvato a metà ottobre dal Consiglio dei ministri, che il progetto ha trovato una vera e propria intelaiatura normativa. A partire dal 2027, come sottolineato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante la presentazione della recente Manovra, i cittadini avranno la libertà di scegliere i caratteri alfanumerici del proprio veicolo, dando spazio alla creatività ma sottostando a precisi vincoli economici e legali.
Il ritorno di un progetto atteso da oltre vent’anni
L’idea di abbandonare la rigida assegnazione sequenziale non è del tutto inedita nel panorama legislativo italiano. Già con la riforma del 2002 era stata introdotta la teorica possibilità di richiedere una specifica sequenza, a patto di rispettare il rigido schema composto da due lettere, tre numeri e altre due lettere in vigore dal 1992. Quel progetto, tuttavia, si è arenato per la totale mancanza dei decreti attuativi. Oggi il quadro cambia radicalmente: le nuove direttive ministeriali mettono nero su bianco le regole del gioco, superando l’impasse burocratica e aprendo a un sistema che potrebbe offrire una maggiore libertà di composizione rispetto al formato tradizionale.
Parallelamente a questa innovazione, l’esecutivo ha colto l’occasione per confermare alcune riforme fiscali legate al mondo dei trasporti, come la stabilizzazione dell’esenzione del bollo auto per veicoli di piccola e media potenza (fino a 80 kilowatt) e per le moto, una misura che interesserà circa il 70% del parco circolante.
Quanto costa rendere unica la propria auto o moto
La personalizzazione avrà un prezzo fisso e ben definito, stabilito per coprire le spese di produzione e garantire un gettito al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Per quanto riguarda le automobili, il costo complessivo sarà di 600 euro.Questa cifra include 500 euro per la stampa e l’assegnazione della coppia di targhe (anteriore e posteriore), a cui si somma una maggiorazione del 20% (100 euro) destinata alle casse del Ministero.
I motociclisti beneficeranno invece di un tariffario ridotto. Per ottenere una targa su misura per le moto, comprensiva dei necessari tasselli autoadesivi, la spesa base sarà di 300 euro. Applicando la medesima imposta ministeriale del 20%, il prezzo finale chiavi in mano si attesterà a 360 euro.
Limiti creativi e gestione dei veicoli usati
Avere libertà di scelta non significa assenza di regole. Il Ministero supervisionerà le richieste per garantire il decoro e la sicurezza stradale. Saranno infatti categoricamente escluse tutte le combinazioni offensive, volgari, ambigue o potenzialmente fuorvianti per le forze dell’ordine. Resta ancora da chiarire nel dettaglio se e come il classico schema alfanumerico nazionale verrà stravolto, ma il vaglio sulle parole consentite sarà stringente.
Un aspetto fondamentale della nuova normativa riguarda il legame indissolubile tra la targa e la vettura. La combinazione personalizzata deve rimanere associata al veicolo per il quale è stata coniata. In caso di vendita o permuta dell’auto, il proprietario dovrà separarsi dalla sua sigla speciale; acquistando una vettura nuova, potrà richiederne un’altra, ma non potrà mai essere identica alla precedente. Per chi invece possiede già un’auto usata e desidera personalizzarla, le opzioni sono limitate: la richiesta sarà accettata solo in caso di reimmatricolazione forzata, ovvero a seguito di furto,grave deterioramento o smarrimento delle targhe originali.
Come funziona nel resto d’Europa e i primati mondiali
L’Italia si allinea così a una pratica già ampiamente diffusa e redditizia in molti altri Stati europei, seppur con tariffe e gradi di flessibilità molto variabili. Il Belgio rappresenta uno dei modelli più permissivi, consentendo combinazioni quasi totalmente libere a fronte di un costo di 1.030 euro, generando per lo Stato introiti annuali milionari. Tariffe simili si registrano in Finlandia (1.000 euro per la pratica amministrativa), mentre in Lituania una sequenza da uno a sei caratteri può arrivare a costare ben 2.500 euro.
Esistono anche Paesi con approcci più ibridi o economici. In Estonia, scegliere una sigla all’interno del formato ordinario costa 540 euro, ma per una realizzazione completamente su misura la cifra sale a 1.560 euro. L’Austria richiede un contributo di 235 euro, mentre in Germania la semplice prenotazione di una combinazione disponibile costa poco più di 12 euro, mantenendo però l’obbligo di inserire la sigla del distretto territoriale.
Spostando lo sguardo fuori dai confini europei, le targhe diventano veri e propri status symbol per miliardari. Il record assoluto appartiene a Dubai, dove nel 2023 un acquirente si è aggiudicato all’asta la combinazione composta unicamente da “P 7” per l’incredibile cifra di 55 milioni di dirham, equivalenti a quasi 14 milioni di euro, polverizzando il precedente primato di Abu Dhabi (14,2 milioni di dollari per la targa numero “1”).
Quale combinazione sceglieresti per rendere unica la tua auto o la tua moto se ne avessi la possibilità?