Un venerdì nero che resterà negli annali di Piazza Affari e delle borse mondiali. La strategia di elettrificazione a tappe forzate presenta il conto, e il conto è salatissimo: Stellantis ha comunicato una drastica revisione dei propri piani industriali che comporta svalutazioni record e una perdita multimiliardaria.
La reazione degli investitori non si è fatta attendere ed è stata brutale. Il colosso automobilistico ha visto le proprie azioni crollare verticalmente, toccando un minimo intraday del -29% e bruciando in poche ore oltre 4 miliardi di capitalizzazione. Al momento della scrittura, il titolo cerca di galleggiare intorno a una perdita del 24%, segnando uno dei momenti più critici dalla nascita del gruppo.
Al centro della tempesta c’è un cambio di paradigma totale, annunciato dal CEO Antonio Filosa: l’azienda ammette di aver sovrastimato la velocità della transizione energetica e decide di fare un passo indietro per riallinearsi ai reali desideri dei clienti, sacrificando i conti del 2025 per salvare la redditività futura.
I numeri del profondo rosso: 22,2 miliardi di oneri
Il comunicato rilasciato da Amsterdam prima dell’apertura dei mercati ha l’effetto di una doccia fredda. La “reimpostazione del business” ha costretto il gruppo a iscrivere a bilancio, nella seconda metà del 2025, oneri straordinari per circa 22,2 miliardi di euro.
Queste cifre, escluse dal risultato operativo rettificato (AOI), delineano un quadro finanziario pesante per l’anno appena concluso:
- Perdita netta stimata: Il secondo semestre 2025 si chiuderà con un passivo compreso tra 19 e 21 miliardi di euro.
- Impatto sulla cassa: Sebbene gran parte degli oneri siano svalutazioni contabili, si prevedono uscite di cassa reali per circa 6,5 miliardi di euro spalmate sui prossimi quattro anni.
- Nessun dividendo: Di conseguenza, data la perdita netta, nel 2026 non verrà distribuita alcuna cedola agli azionisti.
Per blindare la liquidità e mantenere solida la struttura patrimoniale (che vanta comunque 46 miliardi di liquidità industriale disponibile), il Consiglio di Amministrazione ha autorizzato l’emissione di obbligazioni ibride fino a 5 miliardi di euro.
Il “Mea Culpa” sulla transizione elettrica
La vera notizia, che va oltre i dati finanziari, è l’ammissione strategica dell’errore. Filosa ha spiegato senza mezzi termini che la corsa verso il “tutto elettrico” ha allontanato il gruppo dalla realtà del mercato.
“Gli oneri annunciati oggi riflettono in larga parte il costo derivante da una sovrastima del ritmo della transizione energetica, che ci ha allontanato dalle esigenze, dalle possibilità e dai desideri reali di molti acquirenti.”
Il nuovo mantra è “libertà di scelta”. Non più imposizioni tecnologiche, ma un’offerta che segua la domanda. Questo significa un ritorno prepotente dei motori termici avanzati e dell’ibrido, tecnologie che i clienti continuano a richiedere a gran voce per motivi di costi e stile di vita.
Questa inversione a U ha portato alla cancellazione di modelli che non garantivano volumi sufficienti, inclusa la versione puramente elettrica (BEV) del Ram 1500, precedentemente pianificata come pilastro della strategia americana.
Stati Uniti al centro del rilancio: 13 miliardi di investimenti
Se l’Europa resta un terreno complesso a causa delle incertezze normative, il motore della ripresa è stato individuato nel Nord America. Qui Stellantis ha avviato il più grande piano di investimento della sua storia americana: 13 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni.
La strategia di prodotto per il 2025-2026 prevede un’offensiva basata su veicoli concreti e iconici, mescolando tradizione e nuove tecnologie:
- Il ritorno del V8: Rientra in gamma il leggendario motore HEMI per il Ram 1500, un segnale inequivocabile di attenzione alla clientela tradizionale.
- Nuovi lanci: In arrivo la nuova generazione di Jeep Compass, il ritorno della Jeep Cherokee e la Dodge Charger SIXPACK.
- Europa: Nel vecchio continente si punta su modelli accessibili come la Fiat Grande Panda, la 500 Hybrid e i nuovi SUV Citroën (C3 e C5 Aircross).
I primi segnali sembrano dare ragione a questa nuova rotta: negli USA, la quota di mercato è risalita al 7,9% nel secondo semestre 2025 e gli ordini sono in crescita, con un order book che segna un +150% su base annua.
Migliora la qualità, ma la strada è lunga
Oltre al prodotto, il “reset” riguarda anche i processi interni. L’azienda ha assunto oltre 2.000 ingegneri nel 2025 per risolvere i problemi di qualità che avevano afflitto i lanci recenti. I risultati preliminari indicano un calo delle segnalazioni di problemi nei primi mesi di vita delle vetture (-50% in Nord America), ma la fiducia del consumatore (e degli investitori) dovrà essere riconquistata passo dopo passo.
Outlook 2026: l’anno della transizione
Nonostante il bagno di sangue in borsa, il management guarda al 2026 come all’anno della svolta. La guidance preliminare prevede un miglioramento sequenziale di tutti i principali indicatori: ricavi netti, margini e generazione di cassa.
L’obiettivo dichiarato è tornare a un cash flow positivo nel 2027. Filosa ha chiesto pazienza agli stakeholder: le misure dolorose di oggi, dalla sospensione del dividendo alla pulizia di bilancio, sono descritte come “necessarie e decisive” per garantire la sopravvivenza e la crescita futura di un gigante che ha deciso di smettere di inseguire le utopie per tornare a vendere le auto che la gente vuole comprare.