Nessuna noiosa premessa sull’evoluzione della mobilità a zero emissioni. Oggi entriamo direttamente nel vivo e ci troviamo a Mantova, nel quartier generale di Scara 73. Enrico, padrone di casa e noto preparatore di vetture termiche, ha spiazzato tutti mettendosi in garage un “aspirapolvere” ad altissime prestazioni. Ma perché un purista dei track day dovrebbe fare una scelta del genere? Semplice: per capire, senza pregiudizi, come va un’elettrica che promette di riscrivere le regole della fisica. Abbiamo quindi avuto l’opportunità di testare la prima Xiaomi SU7 sbarcata in Italia, nella sua declinazione più estrema. Molti la considerano un semplice “smartphone con le ruote”, ma dopo averla guidata, la prospettiva cambia radicalmente.
Numeri da capogiro e un’erogazione che sorprende
Iniziamo dalla scheda tecnica, che fa impallidire molte hypercar blasonate. Parliamo di 1138 kW di potenza (circa 1548 cavalli) e 1770 Nm di coppia, sprigionati da motori elettrici capaci di frullare a 27.200 giri al minuto, un regime che perfino in casa Ferrari considerano una sfida per il futuro. Le prestazioni dichiarate sono pura follia: lo 0-100 km/h viene bruciato in 1,97 secondi, lo 0-200 km/h in meno di 6 secondi e i 300 km/h si raggiungono in appena 15 secondi, con una velocità di punta che supera agevolmente i 350 km/h.
Eppure, seduti al volante, la prima cosa che stupisce non è la violenza dell’accelerazione. A differenza di competitor dirette come la Tesla Model S Plaid, che ti restituisce uno “schiaffo” immediato appena sfiori il pedale, la Xiaomi SU7 offre un’erogazione incredibilmente progressiva. Anche nella modalità di attacco più spinta, la potenza non morde mai in modo brusco nella primissima fase, ma cresce trasformandosi in una spinta infinita che ti schiaccia letteralmente gli occhi nel cranio man mano che la velocità sale.
La vera magia: un assetto e uno sterzo da riferimento
La preoccupazione principale quando ci si approccia a un’auto da 2400 kg di peso è la dinamica di guida. Ti aspetti un veicolo goffo, oppure un assetto rigido come una tavola di legno per compensare l’inerzia. Niente di tutto questo. La vera star di questa Xiaomi è il comparto sospensivo e telaistico, capace di mascherare la stazza in modo magistrale.
L’auto è dotata di una doppia camera d’aria con ammortizzatori a controllo elettronico e un sistema a doppio braccio oscillante all’anteriore, studiato per mantenere costanti camber e caster anche sotto forte carico laterale. Il risultato? Un’auto che copia le asperità dell’asfalto in modo eccellente senza mai saltellare, mantenendosi fluida e composta anche quando si cerca di sporcare le traiettorie. A questo si unisce uno sterzo magistrale: veloce, reattivo, con un ritorno perfetto al punto zero e capace di comunicare esattamente dove si trova il limite dell’aderenza anteriore. Nelle curve veloci, complice un eccellente lavoro di torque vectoring dei due motori posteriori, la vettura risulta agilissima e bilanciata, posizionandosi dinamicamente a metà strada tra l’agilità di un’Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio e la precisione di una BMW M3.
Impianto frenante e rigenerazione: un feeling analogico
Per fermare un missile da due tonnellate e mezza lanciato a certe velocità, Xiaomi non ha badato a spese. L’impianto frenante vanta dischi carboceramici da 430 mm all’anteriore e 410 mm al posteriore, morsi da pinze a sei pistoncini. Quello che colpisce è la taratura del pedale: non c’è una servoassistenza invasiva che ti fa inchiodare sfiorando il freno. Al contrario, il pedale è “maschio”, duro, molto simile a quello delle sportive di una volta. Richiede una pressione decisa e fisica, offrendo in cambio un morso eccezionale.
Nella guida quotidiana o tra i tornanti, il sistema di frenata rigenerativa si rivela un alleato prezioso. Lavora in modo estremamente progressivo, arrivando a rigenerare quasi 200 kW di potenza in staccata. Questo permette di guidare in modalità “one pedal” con grande naturalezza, riducendo al minimo l’utilizzo dell’impianto meccanico.
Interni, tecnologia e qualità costruttiva
Nonostante sia l’opera prima di un’azienda nata per fare elettronica di consumo, la qualità percepita a bordo è altissima. L’abitacolo è un trionfo di Alcantara, fibra di carbonio e pelle con impunture a vista. Troviamo chicche come il tetto panoramico in vetro, le maniglie con inserti in cuoio e persino un mini-frigorifero per i passeggeri posteriori, oltre alle prese USB-C ad alta potenza.
I sedili sportivi a regolazione elettrica sono estremamente contenitivi e integrano delle geniali camere d’aria laterali che si gonfiano dinamicamente in curva per contrastare la forza G e sostenere il corpo del pilota. Dal punto di vista software, l’interfaccia è fluida e reattiva. Spicca l’app Trackmaster, una telemetria integrata che monitora temperature di motori, batteria e liquido di raffreddamento, oltre a gestire le modalità Drift, Endurance o Qualifica, registrando i tempi sul giro nei principali circuiti precaricati nel sistema.
Come importare una Xiaomi SU7 in Italia e i costi reali
Arriviamo alla nota dolente, o per meglio dire, alla burocrazia. Questa vettura non è ufficialmente in vendita in Europa, ma Enrico ci ha spiegato come è riuscito a portarla a Mantova. La strategia consiste nell’acquistare in Cina un modello usato di almeno 6 mesi e con più di 6.000 km a referto. In questo modo, la vettura non viene considerata “nuova” per l’esportazione, permettendo di pagare solo il 10% di dazi doganali invece del proibitivo 35%.
Considerando il prezzo di partenza in Cina, le pratiche di importazione, il trasporto e l’immatricolazione europea, il costo finale chiavi in mano in Italia si aggira tra i 100.000 e i 115.000 euro. Ci sono però dei compromessi: gli ADAS (come il cruise control adattivo o il mantenimento di corsia) non funzionano al di fuori della Cina, poiché necessitano di connessione ai server locali e mappature GPS specifiche. Tuttavia, per l’assistenza tecnica, i meccanici cinesi possono collegarsi alla vettura da remoto tramite porta OBD ed Ethernet per fare diagnostica e inizializzare nuovi pezzi di ricambio importati.
Conclusioni: l’elettrica definitiva per tutti i giorni?
Dopo averla testata a fondo, il verdetto è unanime. La Xiaomi SU7 non è solo un esercizio di stile o una dragster buona solo per le accelerazioni sul dritto. È un’auto spaziosa, comoda, con un baule capiente e un impianto audio di altissimo livello che non distorce nemmeno ai massimi volumi.
Utilizzata nel commuting quotidiano, garantisce circa 250 km reali di autonomia sfruttando l’85% della batteria utile (con un consumo medio di circa 30 kWh/100 km). Permette di viaggiare nel silenzio totale per gestire telefonate e impegni di lavoro, ma basta premere il pulsante rosso sul volante per liberare una belva capace di competere con le migliori GT3 del mondo. Xiaomi ha fatto centro al primo colpo, realizzando un’auto straordinariamente equilibrata.