SALONE DI BRUXELLES 2026 | Eccolo TUTTO tra novità e il ritorno del… DIESEL

SALONE DI BRUXELLES 2026 | Eccolo TUTTO tra novità e il ritorno del… DIESEL

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Dimenticate i padiglioni vuoti o riempiti esclusivamente di prototipi cinesi mai visti prima. Il Salone di Bruxelles si è rivelato, quasi a sorpresa, l’evento più interessante degli ultimi tempi. Il motivo è semplice: finalmente si è tornati a parlare di prodotto reale, di auto che si possono comprare e guidare, e non solo di sogni elettrici lontani dalla realtà quotidiana.

Mentre giravo per gli stand, la sensazione è stata netta: l’industria europea sta cercando di raddrizzare il tiro, tornando a offrire soluzioni concrete, inclusi i tanto demonizzati (ma richiestissimi) motori diesel. Ecco un’analisi dettagliata di tutto ciò che abbiamo visto, divisa per gruppi e tendenze.

L’universo Stellantis: tra ritorni iconici e serie speciali

Il padiglione 1 è stato dominato dalla presenza massiccia di Stellantis, che ha portato novità tangibili e un paio di sorprese che faranno discutere (in positivo).

La vera stella: Fiat Qubo L

Non mi voglio dilungare troppo sul resto perché qua davanti c’è secondo me la cosa più interessante di tutto il salone: il Fiat Qubo L.

Perché è così importante? Perché segna il ritorno di Fiat a un price point accessibile: meno di 22.000 euro. Offre un sacco di spazio, motorizzazioni diesel (tema caldissimo di questo salone) e tanta sostanza. È un veicolo chiaramente basato sulle sinergie (è un derivato commerciale), c’è plastica ovunque, ma è onesto. Vuole fare concorrenza alla Dacia Jogger e ci riesce con furbizia:

  • Modularità: I sedili si abbattono con un “manobellismo” intelligente, creando un piano di carico piatto (praticamente un furgone).
  • Posti: Hai la seconda fila da tre sedili e una terza fila (posti 6 e 7) che puoi ripiegare o addirittura staccare e togliere.
  • Tech: Nonostante il prezzo, c’è il clima bi-zona e Android Auto/Apple CarPlay wireless. Alle famiglie che vogliono spendere poco e avere un mulo da carico diesel, della plastica rigida non fregherà nulla.

Nota di colore: Fiat ha portato anche un triciclo elettrico per le consegne dell’ultimo miglio, un omaggio all’Ape Piaggio. Resta da capire se ai corrieri converrà a livello di costi di noleggio.

Alfa Romeo: la Luna Rossa

Passando oltre la 500 Hybrid (la “vettura più lenta del mondo”, ci metto meno io a piedi ad arrivare allo stand Alfa), troviamo il Biscione. Oltre a Tonale, Junior e Stelvio Quadrifoglio, c’è una chicca: la Giulia Quadrifoglio Luna Rossa.

Non è solo marketing. C’è uno studio di design funzionale derivato dalle imbarcazioni dell’America’s Cup:

  • Il nuovo alettone posteriore e gli skid laterali reinterpretano i “blade” delle barche.
  • Risultato: 140 kg di downforce extra riducendo al minimo il drag aerodinamico (l’auto supera i 300 km/h).
  • Interni: sellerie realizzate con gli stessi materiali tecnici del team Luna Rossa.

Leapmotor e Opel: sorprese e conferme

La “stella” cinese di Stellantis, Leapmotor, presenta la  B03X. Interessante perché fa concorrenza dichiarata alla Toyota Yaris Cross in 4,20 metri con un design monolitico e pulito (cosa rara, di solito invecchiano subito). Arriverà elettrica ma anche con range extender, quindi ci cacciate dentro la benzina e passa la paura.

Lascio stare DS (aspetto di vedere auto immatricolate che non siano quella di Macron) e vi porto da Opel. La nuova Astra è fondamentale. Perché?

  1. Scelta motori: Diesel, Hybrid, Plugin, Electric. C’è tutto.
  2. Qualità: Materiali morbidi, Head-Up Display, sedili certificati AGR.
  3. Luci: Fari Intellilux con 50.000 punti LED. Una tecnologia che sviluppano a Rüsselsheim e non danno agli altri del gruppo. L’Astra Station Wagon diesel, sotto i 30.000 euro, è la vera auto da famiglia concreta.

Padiglione 2: La resistenza tedesca e il volano francese

Renault: l’effetto De Meo

In Renault si vede che il “volano De Meo” sta girando forte.

  • Nostalgia moderna: Nuova Twingo, R4 e R5. La R5 dal vivo è bellissima, così come la nuova Clio che ha un design che “spacca”, quasi da BMW Serie 1.
  • Alpine: La showcar A390 GT è stupefacente. Una francese costruita così bene non l’avevo mai vista. Peccato per la A290, che rischia di essere troppo simile alla R5 per giustificare il prezzo, e per la A110 che purtroppo vende pochissimo.
  • Dacia: Aggiorna il Full Hybrid (ora 140cv anche su Sandero) e porta il concept “Hipster”. La Jogger resta la rivale del Qubo, ma ricordate: il Qubo va a gasolio.

Mercedes-Benz: il paradiso del Diesel

Faccio un salto da Mercedes per non sembrare scortese, e meno male. Qui non ci sono solo concept elettrici, ma prodotto vero. Sono sommerso da CLE, CLA, GLC e soprattutto dai motori diesel OM654 e OM656. Motori capaci di un’efficienza che solo il diesel europeo sa raggiungere.

  • Il sogno: La Classe G Coupé. Forse la mia auto preferita dell’anno. “Porca miseria che macchina”.
  • La sorpresa: La nuova CLA. Orientata all’Est, ma tecnicamente notevole: cambio a due velocità integrato dietro, efficienza rivista, e un’autonomia reale che supera Tesla.

Padiglione 3: Oriente, Pickup e polemiche

Cambiando padiglione troviamo un mix di costruttori asiatici e nuove realtà.

Mazda: l’eleganza efficiente

Mazda espone il nuovo SUV elettrico CX-6e. È una Mazda 6 rialzata sviluppata con partner cinesi, ma attenzione: l’efficienza è mostruosa, non è un “rebadge” pigro. Design pulito, molto bello. C’è anche la CX-5, sorpresa del salone. Peccato solo che arrivi col 2.5 benzina aspirato (un po’ fiacco su un SUV) invece che col Full Hybrid subito. Nota dolente: i cambi automatici. Mazda, ti prego, usa gli Aisin se non vuoi investire, perché i tuoi attuali sono lenti (salvo l’8 marce a frizione della CX-60/80 che è ottimo).

Hyundai e la speranza “N”

Nello stand Hyundai, tra una Santa Fe (design geniale, mi piace da morire anche se divide) e una Staria ora anche elettrica, c’è una speranza per gli appassionati. Guardando la Ioniq 5N con i suoi sedili in carbonio e cinture Sabelt, si vocifera che la i30 N e la i20 N potrebbero tornare con motore endotermico. Sarebbe una notizia fantastica.

Toyota: il Re del lavoro e la citycar ibrida

Toyota sgancia due bombe agli antipodi:

  1. Nuovo Hilux: Se hai bisogno di un mezzo indistruttibile, eccolo. Telaio a longheroni, sospensioni a balestra posteriori (guardatele nel video, sono enormi), una tonnellata di carico. Puoi farci brillare un ordigno nucleare e lui riparte. Dentro è aggiornato col volante del Land Cruiser, selettori per il 4×4, ridotte e blocchi differenziali. Il 2.8 diesel resta il cuore pulsante.
  2. Aygo Cross (o IG Cross): Non chiamatela Aygo X. È una “micro-machine” col sistema Full Hybrid. Farà 35 km con un litro. Certo, la qualità costruttiva è quella che è (lamiere a vista, finestrini a compasso), ma terrà il valore come un assegno circolare.

Honda, Suzuki e gli altri

  • Honda: C’è tutto, compresa la Prelude (bentornata!) e la mia amata Jazz con i Magic Seats.
  • Suzuki: Swift 1.2, la solita “capretta” inarrestabile. Peccato per i prezzi lievitati.
  • Isuzu: Nuovo D-Max, l’alternativa economica per chi lavora.
  • Ford: Un mistero. Hanno la Explorer e la Capri (su base VW MEB), la Puma elettrica… ma manca l’anima. L’unica cosa bella è il Supervan Raptor da corsa. Sembrano confusi sulla loro identità europea.

Zeekr e la velocità assurda

Zeekr 001 FR. Segnatevi questo nome. 0-100 km/h in 2,02 secondi. Spostare due tonnellate a quella velocità non è solo mettere due motori potenti: serve assetto, ingegneria, gestione della trazione. È un ferro notevole.

Il capitolo Cina: chi innova e chi fa “squallore”

Qui devo aprire una parentesi doverosa e critica.

Xpeng e Nio: la Cina che ci piace

Xpeng ha portato la P7 Plus. Una fastback da oltre 5 metri che arriverà in Italia a 45.000 euro. Prezzo incredibile per la qualità offerta: batterie LFP, ricarica a 400 kW e tecnologie di guida autonoma proprietarie. Mi piange il cuore invece per Nio. Avevano prodotti fantastici (come la ET5 o la L6) e l’assistente Nomi che è simpaticissimo. Hanno smesso di puntare sul Sud Europa ed è un peccato, perché la loro qualità costruttiva (materiali morbidi ovunque) è spanne sopra la media.

BYD e il marketing della vergogna

Poi c’è chi come BYD fa numeri (i famosi “Altavilla numbers”) drogando il mercato con soldi statali cinesi e vendendo sottocosto. Ma la cosa peggiore è la campagna marketing appena lanciata. Si sono messi a “sputare escrementi” contro il 1.2 PureTech di Stellantis, prendendo in giro i problemi della cinghia. Ora, che il PureTech non sia un motore geniale lo sappiamo (anche se l’hanno aggiornato con la catena), ma un costruttore che è l’ultimo arrivato non può permettersi di denigrare i competitor invece di esaltare il proprio prodotto. Soprattutto quando non hai ancora dimostrato l’affidabilità delle tue auto su 10 anni. È un modo di fare auto squallido che non accetto.

Conclusioni

Dopo aver perso il fiato e girato per ore, chiudo con un pensiero positivo. Il Salone di Bruxelles mi ha fatto piacere. Sono circondato da auto, non da elettrodomestici. Vedo motori diesel, vedo ibridi intelligenti, vedo telai a longheroni e vedo anche elettriche fatte con criterio (come Xpeng o Renault).

Sembra che l’Europa stia tornando un po’ sui binari della ragione, dopo aver deviato troppo spinta da ideologie poco pratiche. C’è sostanza, c’è prodotto, c’è mercato. E questo è l’importante.

Vado a farmi un’iniezione letale per la stanchezza, voi fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate di tutte queste novità!

 

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