Il pagellone auto di TechDrive: promossi, bocciati e rimandati

Il pagellone auto di TechDrive: promossi, bocciati e rimandati

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Quest’anno il mercato ha mostrato due facce: chi ha saputo innovare mantenendo concretezza e chi si è perso in strategie di marketing scollegate dalla realtà. Tra elettrico imposto, listini gonfiati e qualche gradito ritorno alla passione, ecco come abbiamo valutato i protagonisti del settore automotive.

Abarth: 4

La sentenza: Solo elettrico, zero vendite. È un voto duro, ma necessario. Il brand dello Scorpione sembra aver perso il pungiglione. La scelta radicale del “solo elettrico” ha svuotato le concessionarie. C’è un’atmosfera di incertezza: torneranno ai fasti di un tempo? Al momento, guidare le nuove nate non trasmette quella “paura” positiva e quell’emozione viscerale che il marchio dovrebbe garantire.

Alfa Romeo: 5

La sentenza: Poche auto e un’eredità pesante. Siamo passati da un 4,5 a un 5 di incoraggiamento, ma la situazione è critica. La Junior non sta convincendo come sperato, mentre la Tonale è l’unica che “si salva” tenendo a galla i numeri. Stelvio e Giulia rimangono bellissime da guidare, ma la piattaforma Giorgio è un “cadavere eccellente” che va svecchiato urgentemente. Serve prodotto distintivo, non semplici ricarrozzamenti su basi comuni.

Alpine: 6.5

La sentenza: La cura de Meo funziona, ma non basta. C’è sostanza e c’è una visione, ma al momento la gamma è troppo limitata. Avere una versione pepata della Renault 5 che va uguale ma costa il doppio è un’operazione rischiosa. Si meritano di più perché l’auto funziona, ma serve differenziazione vera.

Aston Martin & McLaren: 10

La sentenza: Ad Honorem. Non servono commenti. Continuano a farci sognare.

Audi: 8-

La sentenza: Tanta sostanza, qualche scricchiolio. Audi porta a casa un ottimo voto grazie alla quantità e qualità del prodotto: Q3 e A5 sono certezze. Le nuove piattaforme PPC e PPE (nulla a che vedere con la politica) dimostrano che il Gruppo Volkswagen sa lavorare bene sull’elettrico e sull’ibrido. Unica nota dolente: qualche lamentela di troppo dai clienti su affidabilità e dettagli che un tempo erano intoccabili.

BMW: 8-

La sentenza: Tecnologia al top, gamma schizofrenica. La tecnologia bavarese ci piace tantissimo. La nuova piattaforma elettrica “Neue Klasse” promette meraviglie e i primi test sono entusiasmanti. Tuttavia, la gamma è di una variabilità estrema: si passa dalla X1 (che vende tantissimo) ai “bombardoni” ad alte prestazioni senza un filo conduttore estetico chiaro.

BYD: 2

La sentenza: Non è questo il modo di fare auto. Qui siamo stati cattivissimi, ma Nebu si assume la responsabilità. No alle immatricolazioni fantasma (“Altavilla numbers”), no alle auto spinte a forza dalla Cina fuori dalle logiche di mercato. Manca il prodotto: il software è acerbo, la guida è anonima e i prezzi non sono poi così competitivi.

Citroën: 7

La sentenza: La migliore di Stellantis (con riserva). Assieme a Leapmotor, è il brand che ne esce meglio nel gruppo. Hanno ritrovato un’identità: auto comode (“morbidose”), una gamma C3 azzeccata e un rapporto qualità-prezzo onesto. Non cercano di essere ciò che non sono.

Cupra: 7.5

La sentenza: Bene il prodotto, meno il marketing. Avremmo dato 8 vista la Raval che promette bene. L’unica critica da insider? Ora che avete una gamma completa, smettetela di vendere solo “l’esperienza” e le lucine, e iniziate a spingere il ferro. La Formentor è stato un miracolo, ora bisogna confermarsi.

Dacia: 7

La sentenza: Pop, ma non più “poppissime”. Non sono più le Dacia regalate di una volta. La Sandero è cresciuta, ma anche il prezzo. Il nuovo Duster è bello, ma mantiene dei difetti di “ruvidità” e insonorizzazione che, a fronte di listini lievitati, si notano di più. La concorrenza inizia a farsi sentire.

DR: 4

La sentenza: La droga del mercato. Vendono, è vero. Ma è un modello di business che non ci piace: importare cinese, rimarchiare e giocare sull’italianità (vedi il caso “Itala” e le pubblicità discutibili). Manca sostanza tecnica e trasparenza.

DS: 5

La sentenza: Le auto di Macron che non si vedono. Né carne né pesce. Vogliono competere con Bentley ma lo fanno con un 1.2 tre cilindri sotto il cofano. Non si vedono in giro e non si vendono. Un posizionamento premium che non trova riscontro nella meccanica.

Ferrari: 7-

La sentenza: Scivolone strategico. Ferrari è Ferrari, e il brand varrebbe 10. Ma lo scivolone sull’elettrico si è sentito (soprattutto in borsa) e il lancio di troppi modelli rischia di diluire l’esclusività. Stanno ancora consegnando le auto di tre anni fa e ne presentano di nuove. Il sogno deve rimanere tale, non diventare una commodity di lusso.

Fiat: 6

La sentenza: 18 politico. La sufficienza risicata. La nuova Grande Panda è bellissima esteticamente, ma la gamma è vecchia. Si salvano con la 500 ibrida (bellissima ma su piattaforma datata). Il consiglio? Comprate il sistema Full Hybrid di Toyota e montatelo sulle vostre auto: avreste il prodotto perfetto.

Ford: 5

La sentenza: Identità smarrita. Hanno ucciso Fiesta e Focus. La Puma vende meno. Rimane un rimasuglio di Bronco (figo) e delle elettriche su piattaforma Volkswagen (MEB) che non sanno di nulla. Un gigante che sembra dormire.

Honda: 6.5

La sentenza: Ingegneria sopraffina, prezzi alti. Il loro ibrido è tecnicamente migliore di quello Toyota (meno effetto scooter), la Civic Type R è un capolavoro e la Prelude fa sperare bene. Però i prezzi non sono competitivi e gli interni sentono il peso degli anni. La Jazz, però, ci rimarrà sempre nel cuore per la sua praticità.

Hyundai: 8

La sentenza: Gamma completa e divertente. Dalla piccola Inster alla Ioniq 5N (l’elettrica più divertente sul mercato), non sbagliano un colpo. Peccato per l’assenza del diesel e per un plugin di vecchia generazione poco efficiente, ma per il resto sono solidissimi.

JLR (Jaguar Land Rover): 4

La sentenza: Pantere rosa e motori problematici. Dopo la presentazione della nuova identità Jaguar (la “Pantera Rosa”) e i problemi noti dei motori Ingenium, il voto cola a picco. Due brand storici che si sono persi per strada.

Jeep: 8-

La sentenza: Sinergie vincenti. Avenger è già un cult, la nuova Compass piace. Hanno saputo vestire bene la tecnologia di gruppo, anche se sotto la pelle manca una caratterizzazione meccanica specifica per il fuoristrada vero (Wrangler a parte, che però soffre le normative).

Kia: 8

La sentenza: Concretezza coreana. La EV3 è la migliore elettrica “non Tesla”. Hanno tutto: full hybrid, GPL, una gamma sterminata. Difficile trovare difetti macroscopici.

Lamborghini: 8.5

La sentenza: Il coraggio di osare.

Hanno rinnovato tutto. La Urus SE è una “figata pazzesca”: un’auto totale. Piangiamo per l’addio al V10, ma un V8 biturbo che gira a 10.000 giri sulla nuova Temerario è una promessa che ci tiene svegli la notte.

Lancia: 4

La sentenza: Un posizionamento incomprensibile. Ypsilon è bella, i materiali interni (Cassina) sono ottimi. Ma venderla come “Premium B” a 40.000 euro su una piattaforma francese, con motori francesi e prodotta in Spagna, è un azzardo. Le unghie lunghe che impediscono di aprire la maniglia posteriore sono la metafora di un design che non ha pensato alla praticità. Si salvano solo per il ritorno nel Motorsport: lì hanno fatto bingo.

Leapmotor: 9

La sentenza: La salvezza di Stellantis. Le migliori cinesi sul mercato, ottimizzate in Europa. Hanno un rapporto qualità-prezzo imbattibile e una piattaforma efficiente che, secondo noi, verrà presto usata da altri brand del gruppo. Una mossa intelligente.

Lotus: 7

La sentenza: Solo per la Emira. Le elettriche sono astronavi bellissime ma “non pervenute” nel cuore degli appassionati. Il voto è tutto per la Emira, l’ultimo baluardo della guida pura.

Maserati: 5.5

La sentenza: Brancola nel buio. Sparare sulla Croce Rossa. GranCabrio bellissima, ma con 100 km di autonomia reale dove vai? Auto da 250.000 euro che si svalutano in un istante. Un peccato mortale per un marchio così glorioso.

Mazda: 8-

La sentenza: Gli ultimi samurai del motore termico. Credono ancora nel diesel (ottimo il 6 cilindri) e nei benzina aspirati di grossa cilindrata. A volte sembrano tecnologie anni ’80, ma hanno un fascino unico. Le elettriche sono super efficienti.

Mercedes: 8.5

La sentenza: La sorpresa premium. Hanno fatto un lavoro meraviglioso negli ultimi 10 anni. Motori diesel plug-in efficientissimi, tecnologia al top, design che piace. Ottimo il lancio della CLA. Oggi sono il vero punto di riferimento del lusso tedesco.

MG: 7.5

La sentenza: Sostanza a buon prezzo. Un po’ “seduti” come dinamica, ma il loro full hybrid va benissimo e costa il giusto. Auto concrete per chi guarda al portafoglio senza rinunciare a troppo.

Mitsubishi: 5

La sentenza: Renault con un altro logo. Operazione “né carne né pesce”. Che senso ha comprare una Renault rimarchiata?

Nissan: 6 (Politico)

La sentenza: Per le ev stanno facendo dei quasi rebranding. E power ce lo chiedete ma non le abbiamo ancora provate..

Omoda/Jaecoo: 6.5

La sentenza: Cinesi con stile, ma frammentati. Il design c’è (la J7 strizza l’occhio a Range Rover), ma la strategia è confusa. Troppi marchi, troppa frammentazione.

Opel: 6.5

La sentenza: Un po’ di Germania è rimasta. Meglio di altri in Stellantis perché in fabbrica ci tengono: l’assetto delle Opel è più rigoroso, più “tedesco”. La Frontera è un tentativo onesto.

Peugeot: 7

La sentenza: Design e intenzioni. O si ama o si odia l’i-Cockpit. Buone intenzioni, buona gamma, ma soffrono della sindrome del “motore uguale per tutti”.

Polestar: 6

La sentenza: Belle ma care. Fanno concorrenza a Volvo in casa. Il design è spaziale, ma i prezzi devono scendere se vogliono competere con Tesla.

Porsche: 7

La sentenza: L’elettrico non è per tutti. Benissimo l’ibrido sulla 911 (un capolavoro). Ma hanno “cannato” l’elettrico (Taycan/Macan) non per la qualità dell’auto, che è eccelsa, ma per il target. Chi compra Porsche fa strada, e l’elettrico a 130 km/h in autostrada non è ancora la risposta per loro.

Renault: 8

La sentenza: De Meo ha fatto il miracolo.

Clio, Renault 5, la futura Twingo: una gamma bellissima che tocca le corde della nostalgia con tecnologia moderna. Hanno investito bene sull’elettrico senza dimenticare i motori ibridi validi.

Seat: 8-

La sentenza: Il ritorno dei morti viventi. Dovevano sparire, invece sono tornati con un posizionamento intelligente: l’entry level di qualità del gruppo VW. Ibiza a 16.000 euro è imbattibile.

Skoda: 8.5

La sentenza: La prima della classe. Miglior brand del gruppo Volkswagen senza se e senza ma. Prendi il meglio della tecnologia tedesca, aggiungi le soluzioni “Simply Clever” (le genialate), abbassa il prezzo e migliora il design. Le Skoda oggi sono anche belle e accattivanti.

Smart: 5

La sentenza: Identità persa. Facevano le migliori city car del mondo. Ora fanno SUV elettrici come tutti gli altri. Perché?

Suzuki: 6 (Politico)

La sentenza: In attesa delle Kei Car. Aspettiamo e speriamo.

Tesla: 7 (Prodotto) / 12 (FSD)

La sentenza: Oltre l’auto.

Sul prodotto “auto” fanno il compitino: niente modello economico, gamma statica. Ma sulla guida autonoma (FSD) siamo su un altro pianeta. Non esistono competitor. L’auto guida in modo “umano” grazie a miliardi di km di dati. Unico neo: un drain della batteria misterioso a veicolo fermo che stiamo indagando.

Toyota: 8

La sentenza: Odio et Amo. Non ci danno le auto (colpa nostra e di un fosso con un Land Cruiser…), ma meritano 8 per la nuova Aygo Cross e per credere ancora nel Full Hybrid segmento A. E poi c’è la GR Yaris: come si fa a non amarli?

Volkswagen: 8

La sentenza: La corazzata. Gamma completa, motori che funzionano, T-Roc che vende da sola. Arriva finalmente il Full Hybrid vero. Solidi.

Volvo: 7

La sentenza: Troppo elettrico troppo presto? Auto sicure, concrete, svedesi. Ma aver tolto il diesel e puntato tutto sull’elettrico ha lasciato scoperto quel 50-60% di clienti che macinano chilometri e che oggi sono costretti a guardare altrove.

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