Mettere a bagno una batteria ad alta tensione in acqua salata per un’intera giornata e poi sbatterla contro uno scalino di cemento non è esattamente il trattamento standard che riserviamo alle nostre auto. Eppure, per dimostrare l’effettiva solidità dei nuovi sistemi plug-in, a volte è necessario spingersi ben oltre i normali collaudi da laboratorio. È quello che è successo a Costanza, in Romania, dove si è appena concluso il CHERY Black Sea Safety Challenge, la prima sfida globale per la sicurezza organizzata dal marchio asiatico nel continente europeo.
L’obiettivo era chiaro: dimostrare che l’accumulatore della nuova Tiggo 9 CSH Super Hybrid potesse resistere agli scenari peggiori possibili, mantenendo intatta la propria integrità strutturale ed elettrica. E i risultati, monitorati e certificati, offrono uno spaccato interessante su quanto sia diventata matura questa tecnologia.

Immersione nel sale: la prova della vasca
Il sale è notoriamente uno dei peggiori nemici per l’elettronica e i metalli, poiché aumenta drasticamente la conducibilità dell’acqua e l’aggressività corrosiva nei confronti di guarnizioni e cablaggi. Per questo motivo, il pacco batterie della Tiggo 9 CSH, un modulo da 34,46 kWh e dal peso di 228 kg, è stato calato in una vasca profonda 1,2 metri contenente acqua con una salinità di 35 grammi per litro, un valore che replica esattamente la media degli oceani.
La batteria è rimasta completamente sommersa per 24 ore, un lasso di tempo decisamente superiore a qualsiasi situazione reale di guado o allagamento stradale. Prima dell’immersione, i tecnici hanno ovviamente registrato tutti i valori di riferimento, per poter valutare con precisione chirurgica ogni minima variazione post-test.
I risultati del collaudo: tenuta stagna e isolamento perfetto
A certificare l’intero processo non c’era solo il personale interno, ma gli ingegneri specializzati di FEV, nota società tedesca di ingegneria automobilistica, che hanno operato sotto gli occhi di oltre 150 giornalisti provenienti da 16 Paesi europei.
Una volta estratto dalla vasca d’acqua salata, l’accumulatore non ha mostrato nessuna traccia di corrosione, rigonfiamenti o perdite. Le ispezioni fisiche hanno confermato che i connettori di alta e bassa tensione, così come la valvola di sfiato, erano perfettamente asciutti. Per avere un dato strumentale inoppugnabile sulla tenuta stagna, l’involucro è stato messo in pressione. La dispersione misurata è stata di soli 8,067 Pa al minuto, un valore eccellente se consideriamo che il limite massimo di accettazione in ambito automotive per questo specifico test è fissato a 31 Pa al minuto. Sul fronte della sicurezza elettrica, la resistenza tra i terminali ad alta tensione e il rivestimento esterno si è mantenuta superiore ai 500 MΩ, confermando che l’impianto è rimasto totalmente e perfettamente isolato.

Dalla vasca alla pista: la prova d’urto del sottoscocca
Superare l’allagamento è un traguardo fondamentale, ma la dinamica di guida impone sfide fisiche dirette. Per questo, la stessa identica batteria appena estratta dalla vasca è stata immediatamente rimontata sotto una vettura, che si è avviata al primo colpo senza mostrare alcuna esitazione.
L’auto è stata lanciata a una velocità di 14-15 km/h contro un gradino rigido alto ben 25 cm, provocando uno strisciamento violento di tutto il sottoscocca. Si tratta di un impatto importante, che simula l’urto accidentale contro marciapiedi particolarmente alti o detriti stradali voluminosi.
L’ispezione post-urto ha evidenziato solo danni superficiali: il rivestimento in PVC della piastra di protezione si è lievemente rovinato per via dell’attrito meccanico, ma l’involucro vero e proprio della batteria non ha riportato nessun danno strutturale e nessuna crepa. Anche tutti i circuiti di ingresso e uscita del liquido di raffreddamento, oltre ai connettori verso il veicolo, sono rimasti completamente integri. Nessuna fuoriuscita di elettrolita, nessun allarme sul cruscotto e, soprattutto, nessuna anomalia termica registrata dai sensori. Questo livello di solidità è garantito da una struttura multistrato, rinforzata nella parte inferiore da una massiccia piastra in acciaio da 780 MPa.
La tecnologia ibrida CSH di Chery
Ciò che si nasconde sotto la scocca è il sistema Chery Super Hybrid (CSH), un’architettura plug-in sviluppata in oltre vent’anni di ricerca e perfezionata attraverso diverse generazioni di vetture, collaudate in 44 Paesi distribuiti in nove aree geografiche differenti.
Oltre alla certificazione IP68 contro acqua e polvere, questo pacco batterie dispone di celle in grado di operare a temperature estreme, comprese tra i -35 e i +60 °C. A livello di sicurezza attiva, il sistema elettronico di gestione è programmato per scollegare completamente l’alta tensione in appena 2 millisecondi qualora i sensori rilevino un urto di grave entità.
Come ha ribadito Aaron Zheng, Executive Deputy General Manager del marchio, la filosofia alla base di questi stress-test è semplice e diretta: “La sicurezza non può restare un’affermazione: va progettata, collaudata e verificata”.
L’arrivo in Italia della Tiggo 9 CSH
Le premesse tecnologiche mostrate sul Mar Nero si concretizzeranno molto presto anche sul nostro mercato. La Tiggo 9 CSH sarà infatti il grande SUV a sette posti incaricato di inaugurare la gamma del costruttore in Italia, con l’arrivo ufficiale nelle concessionarie previsto per il mese di novembre.
Si tratta di un veicolo che punta a numeri importanti anche sul fronte delle prestazioni pure: l’accoppiata tra un motore termico 1.5 TGDi e ben tre unità elettriche garantisce una potenza combinata di 428 CV, scaricata a terra tramite un sistema di trazione integrale. Proprio la batteria che ha brillantemente superato i collaudi di Costanza è in grado di assicurare ben 140 km di autonomia in modalità 100% elettrica, calcolati nel severo ciclo WLTP.
Il pacchetto tecnologico e il design hanno già iniziato a raccogliere consensi ancor prima del lancio commerciale: durante il recente Salone Auto Torino 2026, la vettura è stata premiata con il TADA (Torino Automotive Design Award), trionfando nella categoria Family Car proprio grazie alla sua spiccata innovazione tecnologica.
