Xiaomi YU7 ANTEPRIMA Fuori e Dentro e INTERVISTA a chi ha fatto CINA-ITALIA con LEI!

Xiaomi YU7 ANTEPRIMA Fuori e Dentro e INTERVISTA a chi ha fatto CINA-ITALIA con LEI!

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Uscire dai padiglioni di Barcellona durante i frenetici giorni del Mobile World Congress e imbattersi in un’auto non ancora uscita sul nostro mercato è già di per sé una notizia. Ma se quell’auto è la nuovissima Xiaomi YU7 e il proprietario se l’è guidata direttamente dalla Cina fin qui, passando per Kazakistan, Russia e mezza Europa, allora siamo di fronte a una vera e propria follia. Non ci ho pensato due volte: ho sfoderato il mio Samsung Galaxy S26 Ultra per girare un video al volo, testando il sensore da 200 MP tra i riflessi della carrozzeria, e mi sono fatto raccontare tutto dal guidatore. Vi svelo un piccolo dettaglio prima di iniziare con i numeri: in mandarino la parola “YU” significa “cavalcare il vento”. Un nome perfetto per una vettura che si è appena divorata un intero continente.

Un design da fastback che guarda alle eccellenze

Xiaomi la definisce ufficialmente un SUV, ma guardandola dal vivo è evidente che le sue proporzioni urlino “fastback” da ogni angolazione. È una macchina imponente: parliamo di 4.999 mm di lunghezza, quasi due metri netti di larghezza (1.996 mm per la precisione) e un’altezza di 1.608 mm, il tutto poggiato su un passo enorme di 3.000 mm, lo stesso della berlina SU7.

Le linee strizzano l’occhio a vetture del calibro di Porsche Taycan e, soprattutto al posteriore, si nota una forte ispirazione alla Ferrari Purosangue. L’esemplare che ho beccato io, in allestimento Max, montava dei cerchi da 21 pollici con pneumatici Michelin (sebbene per gestire tutta questa cavalleria forse dei Pilot Sport EV sarebbero stati più indicati dei Primacy 5 Energy visti a bordo). La spalla larga, unita all’estrattore dell’aria e all’alettone posteriore, le dona una cattiveria su strada impressionante. Certo, il lunotto è piccolino e la visibilità posteriore ne risente un po’, ma per l’estetica questo e altro. Notevoli anche i dettagli in vera fibra di carbonio e l’aerodinamica attiva che ho potuto inquadrare da vicino.

Piattaforma a 800 volt e tempi di ricarica record

Chiacchierando con il guidatore, la mia prima domanda è stata banale ma d’obbligo: “Come hai fatto a ricaricare lungo tutto il viaggio?”. Mi ha risposto sorridendo che si è fermato ogni 200 km circa, affidandosi ad un paio di applicazioni sul telefono, senza alcun tipo di ansia. E il merito è tutto della modernissima architettura a 800 volt su cui si basa l’intera gamma.

La YU7 arriva in tre varianti: Standard, Pro e Max. Le prime due montano una batteria da 96,5 kWh capace di ricaricarsi dal 10% all’80% in appena 21 minuti. La Standard ha un singolo motore posteriore da 320 CV (235 kW) e 528 Nm di coppia (0-100 in 5,88 secondi), mentre la Pro passa alla trazione integrale con 496 CV.

Ma la vera belva è la Max che ho toccato con mano a Barcellona. Qui troviamo una batteria maggiorata da 101,7 kWhche, incredibilmente, supporta una ricarica ultra-rapida pazzesca: dal 10% all’80% in soli 12 minuti. I due motori sprigionano la bellezza di 690 CV (508 kW) e 866 Nm di coppia motrice, capaci di incollarti al sedile in ogni situazione. Tutte le batterie, peraltro, sono protette da un rivestimento balistico antiproiettile.

Sicurezza attiva e telaio adattativo

Sotto la pelle, la struttura dell’abitacolo è una vera cassaforte. Xiaomi la chiama “Armor-Cage”, un mix di leghe di alluminio e acciaio ad altissima resistenza, inclusa una gabbia antirollio in acciaio da 2.200 MPa.

A livello di dinamica di guida, l’auto asseconda le condizioni stradali grazie alle sospensioni pneumatiche adattive, in grado di alzarsi e abbassarsi in base al drive mode selezionato. Sulla parte frontale, integrati perfettamente nel design, troviamo il sensore LiDAR e un radar a onde millimetriche 4D che governano tutto il pacchetto di guida autonoma avanzata (anche se per ora, fuori dalla Cina, i software ADAS sono limitati).

Interni da vera ammiraglia e display HyperVision

Appena le porte ad apertura automatica si sono spalancate, mi sono trovato davanti a un salotto high-tech. Lo spazio a bordo è tantissimo e tutto è rivestito in morbidissima pelle Nappa, in questo caso in una spettacolare colorazione arancione. I sedili anteriori sono progettati con un concetto “zero-gravity”, l’ideale per non affaticare la schiena nemmeno dopo giornate intere di guida in autostrada, come mi ha confermato il conducente.

Il volante ha la corona tagliata sia sopra che sotto, il classico mirino a ore 12 per la guida sportiva e un selettore delle modalità di guida in basso a destra che fa molto “manettino” Ferrari. Al centro domina un enorme tablet fluidissimo, e ho apprezzato tantissimo la genialata della barra magnetica con i pulsanti fisici, che si può attaccare e staccare a piacimento sotto lo schermo.

Ma a rubare la scena è la strumentazione davanti al guidatore. Niente head-up display plasticoso: la YU7 monta un sistema HyperVision panoramico da 1,1 metri. Si tratta di tre display mini-LED integrati alla perfezione che sparano fino a 1.200 nit di picco di luminosità. Un’implementazione bellissima, per la quale posso tranquillamente perdonare il fatto che con gli occhiali polarizzati si faccia un po’ fatica a vederli.

Prezzi e disponibilità sul mercato

Attualmente la YU7 è stata lanciata ufficialmente solo in Cina, ma un rilascio globale è già nei piani dell’azienda. I prezzi nel mercato domestico sono, come da tradizione Xiaomi, estremamente aggressivi. Si parte da 253.500 CNY (circa 30.000 euro) per la versione Standard, passando ai 279.900 CNY (circa 33.000 euro) per la Pro, fino ad arrivare ai 329.900 CNY (poco meno di 39.000 euro al cambio attuale) per la potentissima Max. Cifre che, se anche dovessero lievitare con dazi e importazioni in Europa, renderebbero questa vettura una spina nel fianco clamorosa per l’industria automobilistica tradizionale.

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