C’è qualcosa di estremamente affascinante nel trovarsi di fronte a una vettura configurata in “Full Black”. Spesso si pensa che il nero possa nascondere le linee o appiattire il design, ma nel caso della nuova Cupra Formentor, l’effetto è opposto: è squisita. Se la prima generazione ci aveva abituati a colori iconici come il Petrol Blue opaco, questa versione completamente nera, dai cerchi da 19 pollici alla carrozzeria, ne esalta la cattiveria e l’eleganza.
Oggi analizziamo una configurazione che potrebbe sembrare anacronistica ma che, dati alla mano, rappresenta ancora la scelta più intelligente per una vasta fetta di guidatori: la motorizzazione 2.0 TDI da 150 CV con cambio DSG. Scopriamo come cambia la Formentor con il restyling e perché questo motore è ancora un punto di riferimento.
Il design: evoluzione senza stravolgimenti
Quando Cupra ha presentato il restyling della Formentor, non nascondo di aver storto il naso inizialmente. La prima generazione aveva un equilibrio quasi perfetto e toccare elementi iconici come la firma luminosa posteriore sembrava un rischio. Tuttavia, osservandola dal vivo, il lavoro di ottimizzazione delle linee è evidente e riuscito.
Il posteriore mantiene quella muscolatura sul montante C che la rende piantata a terra, ma integra una nuova fascia luminosa “cost to cost” con il logo illuminato e dettagli tridimensionali all’interno dei gruppi ottici che alzano l’asticella della qualità percepita. Davanti, invece, cambia tutto: il nuovo frontale “shark nose” adotta i tre triangoli luminosi (i tre dot) nei fari e una calandra ridisegnata che triplica le prese d’aria, conferendo una presenza su strada molto più aggressiva e allineata al nuovo linguaggio stilistico del brand, simile a quello della sorella maggiore Terramar.
Interni: conferme sportive e tecnologia MIB4
Salendo a bordo, l’ambiente è familiare ma affinato. Cupra riesce sempre a trasmettere un senso di sportività attraverso il design degli interni: le linee della plancia sono tese, quasi come i muscoli di un atleta. Il protagonista indiscusso rimane il volante, uno dei migliori del gruppo Volkswagen, che integra i due satelliti circolari: a destra il tasto di accensione, a sinistra il selettore delle modalità di guida (Drive Profile).
La vera novità risiede nel sistema di infotainment. Abbandonati i lag del passato, troviamo ora la piattaforma MIB di quarta generazione: veloce, reattiva e sempre connessa, con Apple CarPlay e Android Auto wireless. L’illuminazione ambientale non è solo estetica ma funzionale; la striscia LED che corre lungo il cruscotto cambia colore in base agli avvisi di sicurezza o all’attivazione delle frecce, aumentando il coinvolgimento alla guida.
A livello di materiali, la qualità costruttiva è solida. La parte alta della plancia è morbida, mentre al centro troviamo una finitura in microfibra che simula l’alcantara forata, retroilluminata di notte. Anche le plastiche rigide nella parte bassa o le cornici delle bocchette, se sollecitate o premute con forza, non emettono il minimo scricchiolio. Un dettaglio non scontato nel 2026.
Spazio e praticità: il vantaggio del diesel
Scegliere la versione diesel porta un vantaggio immediato in termini di capacità di carico. Non dovendo ospitare le batterie del sistema ibrido plug-in, il bagagliaio offre la sua volumetria massima: 450 litri. Abbassando il piano di carico si massimizza lo spazio, e anche se il gradino d’ingresso è un po’ alto, questo è il prezzo da pagare per avere un telaio rigido e performante.
L’abitabilità posteriore sorprende: anche con un guidatore e un passeggero anteriore alti quasi due metri, chi siede dietro ha ampio spazio per le ginocchia. La forma da crossover, leggermente più alta rispetto a una Leon, permette una seduta più naturale e comoda per le gambe. Non mancano le bocchette d’areazione dedicate (con clima tri-zona) e due prese USB-C.
Il motore: 2.0 TDI 150 CV, il re dei macinatori di chilometri
Arriviamo al cuore di questa prova. In un mondo che spinge verso l’elettrificazione, trovare un 2.0 TDI 4 cilindri sotto il cofano è quasi commovente. Parliamo di un motore omologato Euro 6e bis, capace di erogare 150 CV e 360 Nm di coppia, abbinato all’eccellente cambio automatico DSG a 7 rapporti e alla trazione anteriore.
La domanda sorge spontanea: ha senso oggi? La risposta è un sì deciso, ma con una precisione sul target.
Questa motorizzazione è perfetta per chi percorre oltre 25.000 – 30.000 km l’anno, specialmente in autostrada, e per chi non ha la possibilità di ricaricare a casa. Il 2.0 TDI offre una rotondità di funzionamento che nessun piccolo benzina può eguagliare. La coppia è disponibile subito, permettendo al cambio di tenere la settima marcia anche a bassi giri, viaggiando in autostrada sotto i 2.000 giri/min nel silenzio più totale.
Consumi reali: il confronto con il passato
C’è però un dato interessante emerso durante il test. Rispetto alle generazioni precedenti di questo motore su vetture come Golf o Leon, che sfioravano facilmente i 20 km/litro, su questa Formentor ci si attesta intorno ai 16 km/litro. Questo delta è probabilmente dovuto alle normative anti-inquinamento sempre più stringenti che “tappano” leggermente il motore e alla sezione frontale della vettura.
È un consumo che la avvicina molto al 1.5 mild-hybrid benzina, ma con una differenza sostanziale: la costanza. Se con un benzina guidare in modo allegro fa crollare la media, il diesel è insensibile allo stile di guida. Che andiate piano o che spingiate, il consumo varia pochissimo.
Dinamica di guida: un telaio da riferimento
Nonostante sia un diesel da 150 cavalli, questa rimane una Cupra. La taratura del telaio è comunicativa, lo sterzo è veloce e l’auto trasmette fiducia. Un dettaglio curioso è la presenza del tasto ESC Off, una rarità su auto di questa potenza. È una dichiarazione di intenti: i tecnici sono talmente sicuri della bontà dell’assetto da permettervi di disattivare i controlli e sentire come lavora il multilink posteriore.
A fare la differenza è il DCC (Dynamic Chassis Control) con 15 livelli di regolazione.
- Modalità Comfort: L’auto filtra tutto, perfetta per viaggiare su asfalti rovinati.
- Modalità Performance: Le valvole degli ammortizzatori si chiudono, l’auto diventa rigida, piatta e reattiva, quasi saltellando sulle imperfezioni per garantire la massima aderenza.
In autostrada, gli ADAS di livello 2 (Travel Assist) lavorano in modo impeccabile fino a 210 km/h, mantenendo il centro corsia e gestendo le distanze con una fluidità quasi umana, specialmente se impostati su profili di guida più reattivi.
Conclusioni: a chi serve davvero?
La Cupra Formentor 2.0 TDI non è l’auto per chi fa brevi tragitti urbani (lì meglio il plug-in hybrid o il mild-hybrid), ma è la compagna insostituibile per il viaggiatore instancabile. Se vivete in autostrada, se non volete l’ansia della ricarica e cercate un mezzo solido, concreto e divertente da guidare tra le curve, il 2.0 TDI è ancora la scelta da firmare subito.
È un’auto bilanciata, che non ti fa mai sentire la mancanza di potenza e che, in questa veste “Full Black”, appaga anche l’occhio più esigente. Il diesel non è morto, si è solo specializzato per chi ne ha veramente bisogno.