BMW M3 vs TESLA Model 3 Performance

BMW M3 vs TESLA Model 3 Performance

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Spesso ci avviciniamo ai confronti automobilistici con pregiudizi granitici: da una parte l’elettrico asettico, dall’altra la vecchia scuola a benzina. Eppure, mettendo fianco a fianco la BMW M3 Touring e la nuova Tesla Model 3 Performance, ci si accorge di quanto questi due mondi, apparentemente agli antipodi, siano incredibilmente sovrapponibili.

Nonostante una sia una station wagon termica dal fascino indiscusso e l’altra una berlina elettrica minimalista, entrambe condividono un obiettivo comune: la prestazione pura unita alla fruibilità. Tuttavia, scendendo nei dettagli tecnici e dinamici, emergono verità scomode e sorprese che potrebbero far vacillare anche il purista più convinto.

Il verdetto della bilancia: la fine di un mito

Il primo dato che colpisce, e che smonta una delle critiche più feroci rivolte solitamente alle auto elettriche, è il peso. Mettendole sulla bilancia, la sorpresa è totale: la BMW M3 si attesta sui 1.860 kg, una massa importante. La cosa sconvolgente? La Tesla pesa quasi esattamente la stessa cifra (per la precisione, circa 4 kg in meno se escludiamo il guidatore).

Questo dato è la chiave di volta per comprendere perché queste vetture siano così comparabili. Condividono non solo il peso, ma persino lo stesso passo. C’è però una differenza sostanziale nella distribuzione delle masse: la Model 3, grazie al pacco batterie posizionato nel pianale, vanta un baricentro molto più basso rispetto alla tedesca.

Entrambe adottano schemi sospensivi raffinati — quadrilateri all’anteriore e multilink al posteriore — e una distribuzione dei pesi ideale del 50:50. Sulla carta, quindi, partono da una base tecnica incredibilmente simile, molto più di quanto l’estetica lasci intuire.

Motore contro elettroni: due modi di intendere la potenza

Sotto il cofano — o meglio, sotto il telaio — le filosofie divergono radicalmente.

Sulla Tesla Model 3 Performance, i dati non sono sempre dichiarati ufficialmente con precisione chirurgica, ma parliamo di circa 460 CV (alcuni test al banco suggeriscono valori superiori) e una coppia mostruosa, stimata tra i 500 e i 900 Nm. La sensazione alla guida è che la Tesla vada oggettivamente più forte, pur avendo meno cavalli sulla carta. Questo grazie alla curva di erogazione: la coppia è istantanea, disponibile da zero giri.

Dall’altra parte, la BMW M3 risponde con il suo glorioso 6 cilindri in linea biturbo da 510 CV e 650 Nm di coppia, abbinato al cambio automatico ZF a 8 rapporti. Un motore che è un capolavoro di ingegneria: rotondo, pieno, capace di emozionare con un sound che cresce progressivamente. Il cambio ZF, seppur eccellente, risulta leggermente meno rapido nella taratura rispetto a quello visto sull’Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio (spesso citata come punto di riferimento dinamico dagli stessi ingegneri Tesla).

Dinamica di guida: passo di montagna vs pista

È sull’asfalto che le differenze caratteriali emergono prepotentemente.

Su un passo di montagna, caratterizzato da tornanti stretti e velocità medie tra i 70 e i 90 km/h, la Tesla si rivela paradossalmente più efficace. L’agilità conferita dal baricentro basso e la risposta immediata dell’acceleratore permettono di “cucire” le curve con una facilità disarmante. La guida one-pedal aiuta a gestire i trasferimenti di carico senza quasi toccare i freni, e la mancanza di un cambio elimina i tempi morti: basta un filo di gas per uscire dai tornanti come proiettili.

La BMW M3, nello stretto, appare più impacciata. Deve aspettare che il motore salga di giri, deve gestire la cambiata e soffre di una rapportatura (specialmente tra prima e seconda marcia) che richiede spazio per scaricare la potenza. La catena cinematica, per quanto reattiva, ha i suoi tempi fisici.

Tuttavia, quando la strada si apre o si entra in pista, la M3 cambia anima. Le carreggiate larghe permettono al telaio e al motore termico di esprimersi al meglio, trasformando l’auto in un’arma chirurgica. La trazione M xDrive è un gioiello di versatilità: permette di passare da una trazione integrale sicura (4WD) a una sportiva che privilegia il posteriore, fino alla modalità 2WD per i traversi puri.

La gestione elettronica e il divertimento

Tesla ha lavorato molto per “umanizzare” la Model 3 Performance, ispirandosi proprio alla dinamica dell’Alfa Giulia. Il risultato è una Track Mode sorprendente: permette di regolare finemente il bilanciamento tra sottosterzo e sovrasterzo, la ripartizione della coppia e l’intervento dei controlli di stabilità, rendendo l’auto giocosa e prevedibile anche quando si decide di intraversarla.

BMW risponde con i tasti M1 e M2 sul volante, che richiamano setup personalizzati istantanei per motore, assetto, sterzo e freni. L’esperienza è più viscerale, accompagnata dalle vibrazioni e dal rumore che per un appassionato sono parte integrante del piacere di guida.

Il punto debole: l’impianto frenante

Se c’è un ambito in cui la BMW stravince senza appello, è la frenata.

L’impianto della M3, specialmente nella versione con dischi carboceramici opzionali, è instancabile. Le pinze a sei pistoncini offrono una consistenza al pedale (regolabile grazie al brake-by-wire) che ispira totale fiducia anche nell’uso più gravoso.

Al contrario, i freni rappresentano il vero tallone d’Achille della Tesla. Nonostante le prestazioni velocistiche da supercar, l’impianto frenante mostra presto i suoi limiti quando messo sotto stress intenso, risultando meno modulabile e resistente alla fatica rispetto alla controparte tedesca.

Vita quotidiana e comfort a bordo

Nell’utilizzo di tutti i giorni, la prospettiva si ribalta nuovamente a favore dell’elettrica americana. La Model 3 Performance risulta più equilibrata: le sospensioni a controllo elettronico sono tarate per essere più morbide e digeribili sulle asperità stradali rispetto alla rigidità, talvolta eccessiva, della M3.

Il silenzio è un’arma a doppio taglio ma vincente nel quotidiano: permette di viaggiare rilassati o di andare fortissimo senza attirare l’attenzione. Con la BMW, non si passa mai inosservati, né visivamente né acusticamente.

Interni ed ergonomia

L’abitacolo della BMW è un inno al classicismo sportivo. Il volante (con la corona “cicciottella” tipica M) è perfetto per impugnatura e dimensioni. Tuttavia, nel restyling recente, è emerso un dettaglio di design che stona: i nuovi comandi per la regolazione delle bocchette dell’aria (dei piccoli “pirulini”) appaiono poco eleganti su un’auto di questa caratura.

Tesla persegue la strada del minimalismo estremo. Tutto è gestito dallo schermo, un approccio futuristico che divide, ma che contribuisce a quella sensazione di “auto del nuovo millennio”.

L’elefante nella stanza: prezzo e costi di gestione

Arriviamo al punto dolente, quello che rende il confronto quasi imbarazzante dal punto di vista economico.

  • Tesla Model 3 Performance: si porta a casa con una cifra compresa tra i 57.000 e i 60.000 euro, praticamente full optional (considerando che l’autopilot avanzato al momento in Europa è limitato).
  • BMW M3 Touring: il prezzo di partenza è di circa 120.000 euro, ma per averla equipaggiata come l’esemplare in prova si toccano facilmente i 140.000 euro.

Parliamo di un rapporto di prezzo 2 a 1. Con il costo di una M3, si potrebbero comprare due Model 3, oppure una Tesla e una Giulia Quadrifoglio usata per i weekend.

A questo si aggiungono i costi di esercizio. La M3, guidata come si deve, percorre circa 7 km con un litro (e in guida sportiva si scende drasticamente a 2 km/l). La Tesla, ricaricata a casa, ha costi irrisori, pur dovendo scontare i tempi di ricarica (30-40 minuti per un 10-80%) contro il minuto necessario per il pieno di benzina.

Conclusioni: quale scegliere?

Alla fine della prova, la scelta razionale sembra impossibile da evitare, ma il cuore ha le sue ragioni.

La Tesla Model 3 Performance è l’auto oggettivamente più intelligente: costa la metà, va fortissimo, è più comoda nel quotidiano e diverte molto più di quanto i detrattori vogliano ammettere. È un oggetto tecnologico che offre prestazioni da supercar a prezzo di saldo.

La BMW M3 Touring è l’emozione pura, lo stato dell’arte del motore termico. È l’auto per chi vuole sentire le vibrazioni, il sound, e cerca quella connessione meccanica che l’elettrico, per natura, filtra. Ma questo privilegio ha un costo esorbitante, sia all’acquisto che al mantenimento.

Se il budget non fosse un problema, la BMW rimarrebbe la scelta “di cuore”, l’auto definitiva. Ma dovendo usare l’auto tutti i giorni, per andare in ufficio, viaggiare e divertirsi nel weekend, la razionalità della Tesla diventa disarmante. Il divario di prezzo di 80.000 euro è una voragine che nemmeno il miglior sei cilindri del mondo riesce a colmare facilmente.

La verità è che queste due auto, così diverse, offrono lo stesso risultato finale: stampare un sorriso sulla faccia di chi guida. Sta a voi decidere se quel sorriso vale il prezzo di un appartamento o se il futuro silenzioso vi ha già conquistato.

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