HYUNDAI BAYON Test Drive PRO e CONTRO

HYUNDAI BAYON Test Drive PRO e CONTRO

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Hyundai Bayon 2026, si tratta di un piccolo restyling di una vettura che considero molto interessante se cercate la concretezza e l’economia all’interno del gruppo coreano. È l’auto ideale se puntate sull’affidabilità motoristica e sulla tecnologia, accettando magari di chiudere un occhio su una qualità dei rivestimenti leggermente inferiore. Rispetto alle finiture più ricercate che troviamo, ad esempio, sulle nuove Kona o Tucson, qui c’è una maggiore presenza di plastiche rigide. Eppure, in soli 4,18 metri di lunghezza, questa compatta riesce a offrire una volumetria interna davvero sorprendente.

Spazio a bordo e design esterno

Partiamo proprio dalla praticità, iniziando dal bagagliaio. L’apertura del portellone non è elettroattuata, ma una volta sollevato ci si trova davanti a 411 litri di capacità. Sembrano addirittura di più, in parte perché mancano alcuni rivestimenti laterali ingombranti e in parte grazie al fondo regolabile su due posizioni. Andando ad abbattere i sedili posteriori, frazionati in configurazione 60/40, si raggiungono i 1200 litri di volumetria utile, un risultato assolutamente di tutto rispetto.

Il passo di 2,58 metri garantisce un’ottima abitabilità. Accomodandosi dietro, lo spazio per la testa e per le spalle è abbondante, anche con i sedili anteriori arretrati. Non ci sono le bocchette dell’aria posteriori, ma troviamo comunque una presa USB di tipo C e, dettaglio sempre più raro nel segmento B, la plafoniera per l’illuminazione. Anche sulle portiere posteriori sono presenti i finestrini elettrici, incastonati in un pannello porta realizzato interamente in plastica rigida.

A livello di design, la linea può sembrare un po’ insolita al primo sguardo, ma si inserisce perfettamente nel filone stilistico recente di Hyundai, caratterizzato da linee più semplici rispetto al passato. Molto indovinato il gruppo ottico posteriore “coast to coast”, così come la fiancata pulita, impreziosita dalla tinta bicolore che stacca il tetto e le calotte degli specchietti. La vettura poggia su cerchi in lega da 17 pollici, è dotata di quattro freni a disco e del sistema di accesso keyless. L’anteriore è dominato da linee piatte, con un grande logo in evidenza e gruppi ottici a LED; non ci sono fari a matrice o proiezioni avanzate, ma il fascio luminoso è comunque molto potente, mentre la calandra inferiore è ampia per far respirare il propulsore.

Finiture interne e tecnologia di bordo

Entrando nell’abitacolo si ritrova l’impostazione tipica dell’universo Hyundai degli ultimi anni, con il tasto start and stop posizionato dietro al volante. Davanti agli occhi c’è un quadro strumenti completamente digitale da 10 pollici, personalizzabile nelle schermate e nelle visualizzazioni. Al centro della plancia svetta il sistema di infotainment da 10 pollici, veloce, fluido e reattivo. L’interfaccia generale ha un design che potrebbe apparire un po’ “vecchiotto” se paragonato a quello di una Ioniq 6, ma fa egregiamente il suo lavoro. Un piccolo compromesso è l’assenza di Apple CarPlay e Android Auto in modalità wireless: funzionano solo via cavo. Personalmente preferisco l’uso cablato per evitare che il telefono si surriscaldi, ma è un dettaglio da segnalare.

I materiali nella parte alta e centrale della plancia sono rigidi, una scelta votata al contenimento del prezzo all’acquisto, ma che garantisce grande durabilità nel tempo. Un’eccezione è la zona centrale dei pannelli porta anteriori, dotata di un inserto morbido per appoggiare comodamente il gomito. Il climatizzatore monozona non è sdoppiato ma funziona benissimo; inoltre, grazie alle dimensioni ridotte del motore termico, in inverno l’abitacolo si scalda molto in fretta.

Nel tunnel centrale si fanno apprezzare i comandi fisici per le modalità di guida, i sensori di parcheggio e le telecamere (tra cui l’ottima retrocamera). Troviamo poi un comodo tappetino per la ricarica wireless dotato di feritoie per raffreddare lo smartphone, prese USB di tipo A e C (con ricarica rapida Power Delivery) e la classica presa a 12 V. Dettaglio quasi anacronistico, ma funzionale: il selettore del cambio automatico a tiranti e il freno di stazionamento manuale, perfetto se d’inverno volete divertirvi sulla neve disabilitando i controlli di sicurezza (il tasto per spegnere l’ESC e lo start&stop è comodamente a portata di mano). Il volante multifunzione è quello già visto sulla precedente i20, solido e collaudato.

Motore, dinamica di guida e consumi reali

Sotto il cofano batte un cuore iper-collaudato: il motore 1.0 tre cilindri turbo a benzina da 90 CV e 172 Nm di coppia. Sembrano pochi, ma bastano per spingere l’auto a quasi 180 km/h di velocità massima e chiudere lo 0-100 in circa 13 secondi. Il segreto è la leggerezza della carrozzeria, che sulla bilancia fa segnare appena 1125 kg. Non è un motore “tiratissimo” da 120 CV, ma si muove con brio. Non c’è alcun tipo di elettrificazione: il sistema mild-hybrid a 48V è stato rimosso per contenere i costi di listino. Una scelta razionale che garantisce massima semplicità meccanica e zero preoccupazioni sulla manutenzione dei sistemi ibridi. Inoltre, è appena arrivata a listino anche un’interessante versione a GPL, proposta allo stesso prezzo ma disponibile solo con trasmissione manuale.

Nella nostra prova il motore era abbinato al cambio automatico a 7 rapporti, un optional che considero quasi irrinunciabile: lavora splendidamente, tiene il propulsore nella giusta fascia di giri, migliora i consumi ed è silenzioso. È presente anche il manuale, caratterizzato da innesti molto precisi tipici di Hyundai, ideale per chi vuole risparmiare, ma l’automatico cambia in meglio l’esperienza d’uso.

Su strada, la Bayon si rivela molto stabile e maneggevole. Nonostante la piattaforma abbia qualche anno alle spalle, l’assetto è ben sostenuto e non innesca sobbalzi o rollii anomali. Lo sterzo è preciso anche alle alte velocità e la frenata è eccellente, fermando la vettura in spazi davvero ridotti. È un’auto divertente e sicura, capace di irrigidire la risposta se impostata in modalità Sport. L’unica sbavatura, se proprio vogliamo cercare il pelo nell’uovo su una vettura che va così bene, è qualche fruscio aerodinamico di troppo in autostrada, dove si vorrebbe un filo di materiale fonoassorbente in più.

Sul fronte dei consumi, la media rilevata in un utilizzo misto (equamente diviso tra strade statali e autostrada) si è attestata sui 6,2 litri per 100 km, pari a circa 15 km/l. Soffre leggermente i continui stop and go cittadini per via dell’assenza del micro-ibrido, ma in ambito extraurbano dà il meglio di sé: a 110 km/h costanti è in grado di percorrere 20 km con un litro.

Sicurezza, allestimenti e prezzi di listino

Un grande punto di forza di quest’auto è la dotazione di sicurezza attiva. Nonostante sia un segmento B economico, vanta un pacchetto ADAS completo ereditato dai modelli superiori: frenata automatica di emergenza, monitoraggio dell’angolo cieco, mantenimento della corsia e Cruise Control adattivo. In autostrada, di fatto, la vettura è in grado di guidare quasi da sola, reagendo in modo fluido e prevedibile anche se qualcuno taglia la strada all’improvviso. Questo la rende perfetta come prima auto di famiglia, adatta a trasportare due bambini e i relativi bagagli con la massima sicurezza.

Veniamo ai prezzi. La Hyundai Bayon 1.0 TGDI manuale parte da circa 23.000 euro chiavi in mano. L’allestimento che ci sentiamo di consigliare maggiormente è la Darkline: a 23.900 euro aggiunge dettagli estetici importanti con un sovrapprezzo minimo, sebbene sia disponibile solo con il cambio manuale. Se desiderate il cambio automatico, la base di partenza obbligata è l’allestimento Business, che fa lievitare il prezzo di circa 2.000 euro, arrivando a 26.600 euro.

Essendo un modello ormai nella fase matura della sua vita commerciale (si vocifera di aggiornamenti profondi in futuro), è probabile spuntare sconti interessanti in concessionaria. Tirando le somme, tra i pro annoveriamo un’eccellente dinamica di guida, un pacchetto ADAS di categoria superiore e una dotazione tecnologica di serie ricchissima. Tra i contro, la presenza di un solo livello di potenza da 90 CV senza opzioni ibride, l’infotainment privo di connessione wireless per lo smartphone e un design degli interni ormai noto. Resta, ad ogni modo, un compromesso formidabile, polivalente e capace di fare tutto mediamente molto bene.

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