Dietro le quinte dell’industria automobilistica, la transizione energetica non viaggia solo sulle batterie. Negli stabilimenti del BMW Group, in particolare tra la Germania e l’Austria, c’è un fermento palpabile attorno a una tecnologia che promette di affiancare e completare l’elettrico puro: l’idrogeno. La nuova BMW iX5 Hydrogen ha infatti appena superato un giro di boa fondamentale, entrando nel vivo di un complesso programma di collaudi e avviando la terza generazione del suo sistema di celle a combustibile. Dopo i riscontri positivi raccolti a livello globale con la flotta pilota, non si parla più di semplici prototipi da esposizione, ma di passi concreti volti all’industrializzazione e alla futura produzione di serie.

Prove su strada: alla ricerca del tipico piacere di guida baciato dall’efficienza
L’obiettivo dichiarato dagli ingegneri bavaresi è ambizioso: realizzare un’auto che non faccia rimpiangere in alcun modo i modelli tradizionali in termini di dinamica e feeling al volante. Come ha sottolineato Josef Hochreiter, responsabile dei veicoli a idrogeno del gruppo, la priorità assoluta è mantenere intatto il caratteristico piacere di guida del marchio, un risultato che esige un’orchestrazione impeccabile di tutta la meccanica e l’elettronica di bordo.
Attualmente, i prototipi stanno affrontando condizioni ambientali estreme e carichi di lavoro severi per validare l’intero sistema. Sotto la lente d’ingrandimento dei collaudatori c’è l’interazione costante tra il motore elettrico, il sistema di celle a combustibile, la batteria ad alta tensione e i serbatoi (denominati BMW Hydrogen Flat Storage). Un ruolo cruciale è affidato all’Energy Master, l’unità di controllo centrale che gestisce i flussi di energia ad alta tensione: il suo compito è permettere recuperi energetici più efficaci in frenata, innalzando così l’efficienza complessiva. Le prestazioni attese sono di tutto rispetto: lo sviluppo mira a garantire un’accelerazione da 0 a 100 km/h in meno di cinque secondi, valori pienamente in linea con quelli di una normale X5.
Dalla teoria alla pratica: il ruolo dei poli di Monaco e Steyr
Mentre su strada si macinano chilometri, nei laboratori il lavoro procede a ritmi serrati. Presso il centro di competenza per l’idrogeno di Monaco, ha preso il via una nuova fase di assemblaggio per i sistemi fuel cell di terza generazione, una tecnologia sviluppata in stretta collaborazione con Toyota Motor Corporation. Se la fase precedente era servita a testare la fattibilità produttiva dei singoli componenti e a qualificare i fornitori, oggi ci si concentra sul perfezionamento delle metodologie di test per garantire processi di fabbricazione solidi e scalabili.
Come ricorda Claudia Stephan, responsabile dello sviluppo tecnologico per questi prototipi, l’assemblaggio in questa fase va ben oltre il semplice montaggio: ogni step è un’occasione preziosa per ottimizzare il processo e accumulare un know-how che viene poi condiviso sistematicamente con il team di Steyr, in Austria. È proprio l’impianto austriaco, infatti, il sito scelto per la futura produzione in serie del sistema. A Steyr sono già in fase di installazione i primi banchi prova e i macchinari industriali, accompagnati da un programma di formazione graduale per i dipendenti. Questa catena del valore è completata dallo stabilimento di Landshut, dove vengono realizzati ulteriori componenti chiave del powertrain.
Come funziona la tecnologia fuel cell e i vantaggi strategici
Cosa succede esattamente all’interno del veicolo per generare movimento? Il principio è tanto elegante quanto efficace: l’idrogeno stoccato nei serbatoi incontra l’ossigeno prelevato dall’aria esterna all’interno della cella a combustibile. Da questa reazione elettrochimica scaturisce l’energia elettrica necessaria ad alimentare il motore, garantendo una guida a zero emissioni locali.
Per la casa automobilistica tedesca, questa tecnologia non si pone in concorrenza con l’elettrico a batteria, ma ne rappresenta una naturale e necessaria integrazione. I veicoli fuel cell diventano la carta vincente in tutte quelle situazioni in cui i clienti richiedono una grande versatilità d’uso, un’elevata autonomia spaziale (si stimano fino a 750 chilometri nel ciclo WLTP) e, soprattutto, tempi di sosta ridotti. Fare il pieno a questa iX5 richiederà infatti meno di cinque minuti, un’operazione del tutto paragonabile al classico rifornimento di benzina o diesel.
La visione del gruppo resta quindi fortemente ancorata al concetto di apertura tecnologica. La futura generazione della BMW X5, di cui la iX5 Hydrogen sarà la pioniera dell’idrogeno prodotta in serie, offrirà ai clienti una libertà di scelta totale: elettrica pura, ibrida plug-in, benzina, diesel oppure a celle a combustibile.
Il sostegno istituzionale: maxi finanziamento per il progetto HyPowerDrive
Una transizione tecnologica di questa portata, destinata a plasmare la mobilità europea del futuro, poggia anche su una solida collaborazione pubblico-privata. Lo sviluppo del sistema di propulsione e dei serbatoi della vettura rientra all’interno del progetto “HyPowerDrive”, un’iniziativa supportata attivamente dal programma europeo IPCEI Hy2Move.
A dimostrazione della valenza strategica del progetto, il Ministero federale tedesco dei Trasporti (BMV) ha stanziato un finanziamento governativo di ben 191 milioni di euro. A questo si affianca un importante cofinanziamento di 82 milioni di euro erogato direttamente dal Land della Baviera. L’intera architettura dei fondi è gestita dall’ente Projektträger Jülich (PtJ) e coordinata dalla NOW GmbH, confermando come lo sviluppo di una filiera produttiva legata all’idrogeno verde sia una priorità assoluta per il tessuto industriale del continente.


